Armando Cervetti

Nato a Torino il 3.2.1972, ha vissuto a Brixton, Londra, per un lungo periodo durante il quale ha imparato ad apprezzare le temperature e le sfumature degli ambienti suburbani e industriali, totalmente immerso in realtà multietniche dove diverse espressioni artistiche confluiscono e si mescolano in un melting pot di culture e tradizioni a creare l’avanguardia dell’arte contemporanea londinese. Dalla street art al graffitismo, dalla sticker art come divulgazione virale urbana di messaggi sociali alle installazioni su suolo pubblico. Tutto questo influenza ancora le sue ricerche fotografiche e artistiche. Attualmente vive a Torino e si occupa di formazione e sviluppo del personale, ma continua a coltivare la fotografia, sua grande passione, nonché mezzo preferito di espressione artistica. Per coltivare ulteriormente la sua passione nel 2011 frequenta il corso avanzato "dalla tecnica alla creatività" presso lo Studio Pepe Fotografia di Torino.

Leggero come la luce (2012)
La luce è il nostro quotidiano.
Un filo leggero di energia che unisce diverse realtà urbane.
Ogni angolo può mostrarsi come se stesso o il suo contrario in relazione alla luce che lo permea, essa stessa chiave interpretativa del mondo, che libera i contrasti e rivela prospettive inattese.

Donne sull'orlo (2012)
Due donne che hanno lasciato Bacau, Romania in momenti diversi della loro vita si incontrano per la prima volta a Torino. La prima apre una piccola bottega di sartoria nel quartiere Vanchiglia portando con sé, per risparmiare denaro, tutti i macchinari necessari per svolgere l’attività. L’altra approda a Torino e lavora come badante per alcuni anni prima di essere assunta nella piccola sartoria. In quella bottega dove il tempo sembra fermarsi “sull’orlo”, riprende vita l’atmosfera di un quartiere. Le persone che lo abitano, qui ricuciono i loro rapporti. L’integrazione passa attraverso i loro sorrisi, i loro sguardi e i gesti esperti del loro mestiere.

Segni (2012)
Segni di vita.
Segni di luce.
Segni di squilibrio.
Segni di equilibrio.

Suggestioni da "La Consapevolezza Immobile" (2011)
Immergersi nella lettura di un libro vuol dire evocare una sequenza di immagini, vederle scorrere davanti ai propri occhi. A volte solo per frazioni di secondo. A volte quasi inconsapevolmente.

Progetto fotografico ispirato a "La consapevolezza immobile" di Maria Vaccaro , Seneca Edizioni

Spiragli (2011) - dittico
"Fino a quel momento, io non avevo aperto gli occhi. Sentivo di giacere sulla schiena, slegato. Allungai una mano ed essa cadde pesantemente su qualcosa di umido e duro. Lasciai che rimanesse là per molti minuti, mentr’io tentavo di scoprire dove e che cosa poteva essere. Desideravo ardentemente, ma non osavo, servirmi degli occhi. Paventavo la prima visione degli oggetti intorno a me. Non che avessi paura di vedere cose terribili, ma ero angosciato dal timore che non vi fosse nulla da vedere". (Edgar Allan Poe)

Viaggio su Vegan (2011)
di S. Inturri e A. Cervetti.

Un percorso oltre il sapore, attraverso un labirinto di bioastrazioni che si materializzano nella reinterpretazione delle forme.

Sonnambuli (2011)
Nel cuore della notte la città dorme il suo sonno, al tempo stesso profondo e leggero. Un’auto si aggira senza meta, percorrendo vie semideserte che di giorno brulicano di vita. Ai lati di quelle strade si incontrano gli edifici che riposano in attesa di essere nuovamente stravolti dalla quotidiana frenesia urbana. Sonnambuli è un breve viaggio attraverso quelle strade, con i finestrini abbassati a ascoltare i suoni delle luci, talvolta sussurrati, talvolta urlati, che tengono svegli quei luoghi, anch’essi per primi, sonnambuli nella notte. Sonnambuli è prendersi il tempo di scendere da quell’auto, passeggiare per quelle strade, sedersi sul marciapiede e osservare il curioso racconto delle loro luci accese.

Reti (2011)
Aggrovigliate lungo la banchina del porto, al tempo stesso assorbono e riflettono la luce del sole.



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